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Colori moda: i dieci immancabili per la prossima primavera by Pantone

Quale sarà il colore della primavera - estate 2014? Pantone ha ha scelto il Radiant Orchid, un mix di fucsia, viola e rosa. Una nuance che potrà dare un tocco di femminilità, calore ed eleganza a ogni ambiente.
Difficile da indossare, darà però un tocco di femminilità senza cadere nella banalità del rosa.
Nelle intenzioni di Pantone, il Radiant Orchid vuole di comunicare fiducia e gioia, amore e benessere, incoraggiando la creatività e l’originalità. Speriamo che funzioni!
Il Radiant Orchid potrà essere facilmente abbinato ai colori neutri, come nero e bianco: una gonna leggera color Radiant Orchid potrà essere abbinata a una camicetta leggera bianca. Si tratta di un colore che si abbina molto facilmente anche al jeans: una maglietta, un pullover o anche uno spolverino si abbineranno perfettamente a gonne e pantaloni di jeans.
Da evitare invece la sovrapposizioni tono su tono: un total look Radiant Orchid risulterebbe un po’ troppo vistoso e abbastanza difficile da gestire con eleganza. Da evitare anche l’abbinamento con le altre tonalità del viola, che vi renderebbero delle piccole bomboniere.




Se non vi piace questa tonalità, non disperate, Pantone ha scelto per noi dieci colori che impazzeranno nelle vetrine...a voi la scelta!

1. Dizzling Bule
Lo conoscete molto bene questo colore non solo perché già durante il 2013 era uno dei trend indiscussi, ma anche perché è il colore della vostra bacheca Facebook! Un colore brillante e fresco: basta abbinarlo al bianco per avere un effetto davvero estivo, ma si abbina perfettamente a tutti i colori del 2014. Pratico e versatile, non poteva andare meglio!
2. Violet Tulip
Un violetto delicato e leggermente pastellato ma che mantiene intatta la sua carica. Per niente stucchevole, ha un sapore leggero di lavanda: romantico e nostalgico, abbinato al blu elettrico riceve tutta un’altra energia!
3. Radiant Orchid
La tonalità precedente si scurisce unendosi alle note vibranti del fucsia: il risultato è un rosa intenso e leggermente antico che ricorda i petali delicati delle orchidee rosa.Si tratta di una tonalità perfetta per giocare con il color block e creare contrasti inaspettati!
4. Celosia Orange
L’arancione non manca mai dai colori dell’estate ma quest’anno diventa più chiaro e meno fluo. La tonalità ricorda l’arancione appunto delle celosia: un arancione vellutato che si vede sulle albiccocche più mature.
5. Freesia
Un giallo acceso e intenso come il colore dei fiori gialli di fresia. L’intensità del colore non ha nulla a che vedere con le sfumature fluo degli anni passati: quello del 2014 è un giallo caldo e avvolgente, vitale e carico di positività!
6. Cayenne
Un arancione che sfiore il rosso e con un tocco di rosa: si tratta del colore più femminile e sensuale di tutti. Perfetto per le stampe a fiori da usare per abiti da vere donne. Si tratta di un colore perfetto da indossare anche sulle labbra.
7. Placid Blue
Azzurro intenso, più rilassante e distensivo del blu. Usatelo per le camicie, ma anche da abbinare ai colori più accesi della palette estiva per far risaltare al massimo la loro brillantezza.
8.Paloma
Il grigio intenso delle nuvole di un temporale estivo: il colore più elegante e neutro, che si abbina facilmente a tutto. In estate l’imperativo è abbinarlo ai colori più accesi: il giallo Freesia è indubbiamente il suo migliore amico.
9. Sand
Il colore della sabbia raggiunge i vostri vestiti: un colore neutro, perfetto per le more. Un beige intenso e caldo che serve da base ad outfit raffinati.
10 Hemlock
Non poteva mancare il verde, ma in una tonalità totalmente inaspettata. Un verde salvia delicato e leggermente pastello. Un colore che donerà tanto alle bionde quanto alle more.



Fonti:


Dr.Martens, non solo una calzatura

Rivedendoli, mi viene la nostalgia. Forse i primi anfibi che ho avuto da ragazzina, oggi ritornano con colori e fantasie mai viste. E come resistere?

Con cosa portarli:
Parola d' ordine: CONTRASTO.
Assolutamente si all' accostamento con minigonne, calze, parigine, vestitini , leggings, gonna a ruota con stampe floreali.
Un voto super per chi li mette abbinandoli a degli shorts, magari di jeans slavato. Per le più coraggiose, abbinatele ad una gonna lunga , magari con degli spacchi laterali che fanno intravedere la gamba (senza calze, please).

Osate un look aggressivo, vedrete che risultati ;-)





Repubblica ci dà un breve accenno alla storia delle scarpe più famose del mondo, e io sto già pensando di comprarne un altro paio!





Comodi e versatili, caratterizzati dall'inconfondibile cucitura gialla e dalla spessissima suola in gomma, tornano di moda ciclicamente e vengono riproposti in versioni sempre diverse: da quelle in tela a quelle a fiori. Ma la sostanza, il modello base, rimane sempre lo stesso e sembra non passare mai di moda nonostante i decenni che passano. Perchè le Dr Martens hanno più di 50 anni, ma non li dimostrano.

Proprio così: la nostra generazione probabilmente ha cominciato a vederli alle medie, ma eravamo ignari che dietro quei fantastici anfibi che per noi erano solo un paio di scarpe alla moda, si nascondesse una storia lunga decenni, e soprattutto molto affascinante.
Le Dr Martens nascono in Inghilterra, e sono tutt'altro che una calzatura glamour. Anzi, vengono disegnate per i soldati, e poi vengono destinate gli operai. Il modello (che è incredibilmente simile a quello odierno) viene creato dalla R. Giggs di Wollaston, che applica la famosa suola ad aria brevettata da un medico tedesco. Sono scarpe comode e resistenti, e proteggono il piede  in qualsiasi condizione. Per questo gli anfibi dal filo giallo vengono presto adottati da postini e operai, e poi addirittura da poliziotti, che sono soliti annerire il filo giallo perchè non stoni con la loro divisa scura.

Insomma, le Dr Martens nascono come scarpe "proletarie". E non meno singolare è il passaggio successivo, quando diventeranno, a turno, le scarpe simbolo di diverse sottoculture urbane. Prima arrivano i mod, poi gli skinhead, poi ancora i punk e infine i cosidetti "boot boys", gli assidui e rissosi frequentatori degli stadi.

I primi in assoluto ad adottare le Dr Martens come calzatura "di riconoscimento" sono i mods londinesi. E qui è necessaria una brevissima digressione sulla sottocultura mod (mod sta per "modernism"), nata a fine anni '50 e diffusissima negli anni '60 soprattutto in Inghilterra. I mods nascono come appassionati di modern jazz, di moda e di stile, e sono tra i primi appartenenti a una subcultura a stabilire una sorta di codice di abbigliamento: vanno sempre in giro con indosso un parka e a cavallo della loro Vespa, e uno dei dettagli che non trascurano mai sono le scarpe, appunto le Dr Martens.
Sempre negli anni '60 avviene un altro cambiamento epocale: le Dr Martens diventano alte. Prima erano basse e con tre bottoni, ora sono alte, avvolgono la caviglia e hanno ben 10 bottoni.

Dal movimento mod emerge una costola più estrema e dura: sono gli skinhead, con le loro teste rasate e i loro ferrei ideali proletari e antiborghesi. Anch'essi sfoggiavano una "divisa" tipica, composta di polo attillate, bretelle, capelli cortissimi e ancora una volta loro: le Dr Martens. Un altra caratteristica principale degli skin era la loro forte tendenza alla rissosità e il duro antagonismo con altri gruppi. Non per nulla fanno la comparsa ai loro piedi le Dr Martens con punta rinforzata in acciaio, ottime armi contundenti in caso di risse. Risse che, proprio per questo, vennero ironicamente ribattezzate "boot-parties".

Da quegli anni cominciò la distinzione tra skin di destra e "red skin", rimasti fedeli agli ideali proletari e antagonisti. Entrambi conservarono le loro Dr Martens, ma idearono un curioso metodo per distinguere l'appartenenza politica: lacci rossi per i red skin, lacci bianchi per chi invece era di destra.
Ma facciamo un breve passo indietro, agli anni '70, quando l'ennesima sottocultura decide che le Dr Martens sono la scarpa perfetta: si tratta dei punk. Per l'ennesima volta le Dr Martens vengono scelte per rappresentare simbolicamente una sottocultura.

Oltre all'abbigliamento tipico di certe subculture, le Dr Martens invadono anche gli stadi, e fino agli anni '80 sono state le scarpe simbolo del tifoso da stadio inglese. E, come è facile immaginare, divennero anche le protagoniste delle risse da stadio, tanto da costringere le autorità a imporre una curiosa regola: costringere i tifosi ad entrare nello stadio senza i lacci delle scarpe, in moda da rendere inoffensivi i tanto temuti anfibi. 

Insomma una storia lunga e decisamente piena di emozioni quella delle Dr Martens. Soprattutto una storia che per decenni si è mossa negli ambienti proletari e nelle frange giovanili più alternative, votate all'antoagonismo. Per tutte queste persone gli anfibi con il filo giallo sono state in qualche modo il simbolo di un modo di vivere e di precisi ideali che si discostavano dal mainstream.
Oggi, le Dr Martens continuano a essere prodotte, come già detto, e sono diventate ormai una calzatura glamour, proposta in mille varianti e reinterpretazioni ispirate alle tendenze del momento. Per non parlare delle numerose vip e fashion icon che le sfoggiano per dare un tocco vagamente punk alle loro mise.

Insomma, dal proletariato alle fashion victim senza passare dal via.
 
 
 
 
 

Leggings: ti amo o ti odio?

Ormai ci escono dagli occhi. A me escono dagli occhi. Ho passato la mia infanzia ad andare in giro con i fuseaux floraeali, per altro orribili, e ora tornano di moda, cambia solo il nome: LEGGINGS. Si vede che il francese non andava più di moda, meglio l' inglese, sarà più trend.

Comodi son comodi, e per nostra fortuna gli stilisti oggi, forse per una rivincita, gli hanno donato nuova vita, rendendoli modaioli e quasi indispensabili.

Una precisazione: i leggings non sono pantaloni. Smettetela di indossarli con il lato B scoperto, usate delle maxi maglie, o dei mini-dress.




Puntate sui colori scuri, se non siete in forma: nero, marrone, antracite, ed evitate le stampe floreali e quelli in pelle o simili se non avete le gambe magre.

Le scarpe adatte? Stivali bassi o biker boots, in altre occasioni invece potresti valorizzare il tuo look puntando su un tacco, non troppo imponente e possibilmente ammortizzato da un plateau, o un paio di décolletés con zeppa e braccialetto.



Tutti in ... mutande!

Mutande. Le indossiamo ogni giorno, colorate, bianche,con il pizzo....basta entrare in un negozio di intimo per perdersi tra le mille proposte, modelli, colori.
 Ma quando nascono? Facciamo un salto nel passato, e scopriamolo con un interessante articolo di Focus!

 L'uso di mutande o slip che coprissero la parte intima risale addirittura alla preistoria. Ai tempi dell'antica Grecia si usavano strisce di tele cinte ai fianchi e passanti sotto che assomigliavano più ai moderni perizomi che a mutande vere e proprie. Le mutande sono state per lungo tempo usate solo  per la protezione e per la salute di parti intime. Nel medioevo venne inventata la tanto famigerata cintura di castità, le mutande in ferro per proteggere le donne da altri rapporti con uomini durante l'assenza dei mariti che erano in guerra, ma furono indossate anche a protezione di eventuali molestie sessuali. Durante il medioevo le mutande non ebbero molta fortuna, considerate dall'inquisizione un indumento satanico.

Nel corso dei secoli le mutande sono entrate ed uscite dai guardaroba delle donne, ma fino al '700 erano considerate un indumento sconveniente. Caterina de'Medici, nel '500, ne introdusse l'uso tra le nobildonne: inventò dei mutandoni con la funzione di coprire le gambe delle signore durante l'equitazione.
Questa moda si diffuse tra gli ambienti nobiliari europei, ma, ben presto, le mutande divennero uno strumento di seduzione: erano confezionate con tessuti d'oro e d'argento, ornate da ricami e pietre preziose.
Indossarle divenne, quindi, un segno di eccessiva frivolezza e libertà di costumi. La chiesa le osteggiava reputandole un capo osceno e libidinoso.

Sempre nel '500 divennero un indumento tipico delle prostitute: le autorità veneziane le imposero alle cortigiane per questioni igieniche e di decoro pubblico. Si chiamavano “braghesse” ed erano lunghe fino al ginocchio, spesso ricamate e impreziosite da nastri.

Le prostitute ne fecero un simbolo del loro mestiere: le lasciavano intravedere attraverso gli spacchi delle gonne o le mostravano tirando su le gonne attraverso un sistema di fili. Per questo, quasi scomparvero tra le aristocratiche: si stima che all'inizio del '700 le portassero solo 3 nobildonne su 100. negli anni successivi, tuttavia, tornarono a diffondersi fino ad entrare nel guardaroba della gente comune.

Bisogna arrivare fino al 1900 perchè le mutande avessero il suo riscatto, da mutande solo e esclusivamente bianche del passato si iniziarono a produrre mutande nere e poi anche colorate, con fiori e fantasie, poi la grande ascesa nell'olimpo della Lingerie femminile non più come indumento di ritenzione e igiene ma anche come parte dell'intimo seducente. Ben presto le mutande si accorciavano man mano che la moda, come la minigonna ne richiedeva un ridimensionamento.

 Dalle mutande derivò lo slip, mutande sgambate con pannello posteriore più grande del pannello davanti e poi la culotte che all'inizio era come uno short e poi si ridusse ad arrivare appena all'inizio dei glutei. Il perizoma con un pannello posteriore più piccolo del pannello davanti . Il tanga con il pannello anteriore e dietro solo una sottile striscia che si unisce alla cintura in vita. Ultima generazione sono i micro string, praticamente un minuscolo pannello anteriore e un filo o striscia sottile. Molte le decorazione in uso nei tanga e nei perizomi dove con l'imposizione della moda dei pantaloni a vita bassa il perizoma o il tanga, ma addirittura anche lo slip assumono un ruolo importante nella moda. Esistono slip e culotte in materiale tagliati al laser senza cuciture da indossare sotto vestiti leggeri senza far trasparire niente. Le varianti nell'estetica dei perizomi dei tanga delle culotte e degli slip sono vastissime, applicazioni di strass, piume e pizzi, uso di catenelle e molti altri materiali che prima non si usavano nell'intimo femminile. Il mercato sforna giornalmente nuovi modelli , colori , materiali, si va dal comune cotone alla seta ai tessuti sintetici a quelli di lino, da semplici strisce di perle fino al vinile.
Il perizoma o tanga ormai entrato nel costume moderno ha soppiantato le vecchie mutande della nonna, ma ultimamente c'è un ritorno alla culotte, capo in passato considerato poco sexy ma che adesso viene rivalutato con nuovi tagli, stringhe e preziosi, ritagliato appena sopra le natiche lo rendono sexy e provocante al pari del perizoma e del tanga.

fonti: http://www.costumilingerie.it/
Per saperne di più: Storia delle mutande, di Luciano Spadanuda (Coniglio Editore).

Meggins- leggings da uomo

Ok, dopo questa le ho viste tutte. Uomini, pronti a diventare l'anti-sexy boy del momento?Guardate qui cosa dovrete mettervi per essere alla moda, secondo la Meggings Man Clothing di Chicago. Il prezzo varia dai 25 ai 30 euro circa... chi è così coraggioso??


Se non fossero ricchi e famosi....

ATTENZIONE: QUESTO POST FA BENE ALL'AUTOSTIMA!

Carrellata simpatica di fotoritocchi delle star più chiacchierate del web...se fossero comuni mortali come noi, come sarebbero? Ecco la risposta....

PLANET HILTRON, le star come sarebbero se...

Abito da sposa Low Cost...vale la pena?

State pensando di sposarvi, ma non avete soldi. Tipico e non inusuale al giorno d'oggi. Prima di andare in banca e farvi una finanziaria per comprare il vestito dei vostri sogni, leggete qui.

H&M propone il primo abito da sposa veramente economico: fa parte della collezione Conscious, quella creata con una missione eco-responsabile, con utilizzo di materiali organici o riciclati.

Il modello è semplice, e forse non vale davvero tutti i 79,95 euro , probabilmente la vostra nonna dalle mani d'oro con quel budget ve ne farà uno più carino.... questo potrebbe essere usato senza problemi per il prossimo toga-party.


Chi non osa a Capodanno....

Non si sa perchè, il 31 sicembre la gente impazzisce: si fa quello che durante l'anno non si ha avuto il coraggio di fare, con il risultato che il numero delle risse registrate in questo giorno sono del 48% in più di quelle attestate negli altri giorni dell' anno.

In ogni caso, voi cosa indosserete? Anche se ci sono 23 gradi sotto zero, e per tutto il giorno si  cercato di riscaldarsi accendendo falò qua e là, dopo le 19.00 del 31 dicembre nessuno fa più caso alle temperature glaciali. Perciò non stupitevi se la vostra vicina di casa uscirà in prendisole paiettato, tutto normale. Addirittura ci si può mettere i sandali, così a mezzanotte potrete buttare via le cose vecchie: le dita dei vostri piedi assiderate!

Ci sono delle piccole accortezze da prendere, nel caso si voglia bere fino al coma etilico.
La prima: ricordatevi che una volta svenute, se avete la gonna questa scomparirà. Diventerà inesistente, in quanto non si sa come, più bevete più la gonna sale verso l'alto. Vi ritroverete così ubriache marcie, con la gonna ascellare, e ovviamente il giorno dopo le fotografie postate dagli amici bastardi vi faranno iniziare l' anno nuovo con una reputazione inesistente.

La seconda cosa da ricordare è che se bevete, non riuscirete a stare in piedi. Perciò portatevi le scarpe di ricambio, specie se dovete ballare. Gli ospedali saranno già pieni di chiamate per gli idioti che si sparano i petardi in faccia, non serve intasare la linea con la vostra richiesta di aiuto perchè vi siete rotte le caviglie.

Adesso poi farò la zia rompicoglioni, ma SE BEVETE NON GUIDATE.

ATTENZIONE---La frase che segue può risultare offensiva per qualcuno, se la leggete poi non venite a farmi la predica.---ATTENZIONE

Per convincervi, vi dirò che un cadavere ben vestito resta sempre un cadavere.


Ok, ritornando a parlare di cose sciocche e inutili, come ci vestiremo a Capodanno?? Anche qui vale il colore must dell' anno, il nostro caro vecchio ottanio, meglio se in chiave metallizzata, così sembrerete uno dei  Rockets. Se poi volete sconvolgere vostra madre davvero, vendono delle polverine colorate per capelli, che si fissano con la lacca e vanno via al primo lavaggio.

Bene, pronte? Ecco il mio set, comodo, fatto per chi non gliene frega nulla di essere bellissima e intoccabile, ma che vuole divertirsi ballando fino all' alba...e se beve fa guidare l'amico astemio.



My rock New Year's Day


Come dite? E' un look un pò inusuale?

Non avevamo detto che chi non osa a Capodanno....

I guanti, storia di un simbolo diventato necessità




 Inverno è inverno, freddo è freddo. 
No, non è la sagra dei luoghi comuni, è la mia introduzione alla storia del guanto, un accessorio nato per rivendicare uno status, oggi usato per la necessità di salvare le nostre dita dall'amputazione.




 Un giorno la dea Venere, correndo in un bosco del monte Olimpo, cadde posando le mani su di un cespuglio di rovi, e se le graffiò malamente.
Le Grazie allora cucirono delle sottilissime bende attorno alle sue dita e ai suoi palmi, affinché v’aderissero alla perfezione.
Così, secondo la leggenda, nacquero i guanti, ma in realtà è più probabile che essi vedessero la luce più che nella calda Grecia, in qualche luogo del freddo Nord.
 I guanti nascono per usi pratici, imposti dal clima ai popoli settentrionali per ripararsi le mani dal freddo o dalle necessità di alcune arti e mestieri. Nell’area mediterranea dell’età antica l’uso dei guanti è raramente testimoniato (la sua diffusione è dovuta alle invasioni barbariche); nell’Odissea, Laerte mentre lavora in giardino porta i guanti, ma il termine usato (keidis: manica) non è ben chiaro. Varrone parla di digitalia (De rustica, 1,55), ma probabilmente si tratta di una specie di strumento per la raccolta delle olive, un raffietto a tre dita ancora oggi usato.

L’importanza simbolica, liturgica e rituale dei guanti è invece ben radicata nell’area medio-orientale. L’omaggio delle popolazioni asiatiche ai Faraoni consisteva a volte in guanti preziosi: nella tomba di Tut-ankh-amon sono stati trovati guanti di lino bianchi da bambino.

Abitualmente usati per il lavoro, per la caccia, per la guerra (la cavalleria pesante alto-medioevale, formata da popoli nordici li utilizzava, per presa e protezione, nell’uso di armamento pesante come lancia, spada celtica, ascia o azza), i guanti acquistarono col tempo un valore simbolico. Nel diritto barbarico il venditore di terreni donava all’acquirente, alla presenza di testimoni, un guanto pieno di terra presa dal campo venduto.

Dal IV sec. dC il guanto perse la sua funzione di oggetto meramente parafreddo, per assumere il simbolo d’eleganza e potenza.
I nobili medioevali li portavano in velluto e tempestati di gemme, mentre i cavalieri li avevano in maglia d’acciaio, destinati a proteggere le mani sollevanti pesantissime spade durante le tenzoni.
Successivamente i guanti venivano offerti dai detentori del potere, re ed imperatori, ai propri vassalli, a simbolo d’investitura feudale. Nella liturgia d’investitura reale a Reims vi era l’offerta e la benedizione dei guanti, il principio liturgico era quello che le mani del Re dopo l’unzione, non dovessero entrare in contatto con cose impure. Dopo la cerimonia, l’Ospitaliere bruciava i guanti, per evitare che potessero esser usati per scopi profani.

Quando il guanto veniva lanciato o inviato, il gesto assumeva nel simbolismo, significato di sfida o di condanna come nel caso del giudice medioevale che decretava il suo verdetto lanciando il guanto al condannato.


In quel periodo il guanto fu indumento prettamente maschile, addirittura proibito alle donne mediante un apposito decreto, poiché esclusivo segno di mascula autorità.
Imperatori e re, durante le cerimonie d’investitura dei feudatari, donavano appunto un paio di guanti.


Soltanto verso l’anno 1000 i guanti cominciarono ad essere usati anche dalle donne, prima per la caccia (falconeria), per viaggiare, per il gioco della palla o per il tiro dell’arco, poi anche per moda o lusso, nei materiali più preziosi. Nelle corti d’amore provenzali venne nel tempo a stabilirsi una precisa etichetta, per cui se un cavaliere offriva dei guanti bianchi profumati ad una dama e questa li accettava, gradiva nel contempo anche i servizi del cavaliere. Il linguaggio simbolico dei guanti trova testimonianza anche nel 1500, ricordiamo ad esempio un episodio accaduto nel 1563 quando   il Conte di Hertford, in disgrazia presso la Regina Elisabetta, pregò Robert Dudley, amante e maggior favorito della Regina, di donarle a suo nome un paio di guanti, per pegno di riconciliazione.

I guanti furono un accessorio importantissimo nel guardaroba del gentiluomo, tanto che il conte d’Orsay, arbiter d’eleganza francese e contemporaneo di lord Brummell, consigliava di usare sei paia di guanti al giorno: uno per andare in carrozza, uno per la caccia, uno per il passeggio, uno per la cena, uno per il teatro e uno per le serate mondane.


Nel sec. XIII furoreggiarono i guanti veneziani, confezionati in stoffe rarissime e letteralmente incrostati di pietre provenienti da quei mercati d’Oriente con cui la Serenissima aveva continui rapporti commerciali.
I Dogi ne ordinavano tempestati di zaffiri, rubini e smeraldi, ricamati in modo tale che ricordassero i disegni dei merletti di Burano; lo stesso facevano Papi e regnanti.


Nel XVIII e nel XIX secolo, porgere la mano nuda ad una persona o mostrarsi a mani nude, specialmente di fronte ad una donna, era segno di scarsa educazione, pertanto il gentiluomo aveva a disposizione guanti per tutte le occasioni.

Fu durante la rivoluzione sessantottina che l’espressione simbolica e di eleganza dei guanti cadde nell’oblio. Indossare guanti, sia per le donne che per gli uomini, perse il suo fascino in quanto considerati simbolo di ricchezza e quindi borghesi.

Oggi i guanti non sono più determinanti nel guardaroba maschile e si indossano solo all’aria aperta; unica eccezione, in luoghi chiusi, sono i guanti bianchi per il frac, generalmente in cotone, che non andrebbero comunque infilati, ma semplicemente tenuti in mano.

L’uomo elegante indosserà esclusivamente guanti in pelle. Con la scarpa nera è preferibile indossare guanti dello stesso colore o più scuri possibile, mentre con la scarpa marrone e con un abbigliamento sportivo è preferibile indossare guanti marroni in pecari (mammifero sudamericano, simile ad un piccolo cinghiale). Un altro classico dell’abbigliamento informale, sono i guanti in pelle d’agnello imbottiti di lana.


fonti: http://www.tempusvitae.it
        http://www.placidasignora.com

Fashion Christmas



Come passerete il Natale? Cene con parenti, suoceri, zii che non vedete dal 1980 vi sembrano un incubo? Lo è ancora di più la scelta del vestito giusto, evitando di cadere nel trash con quei maglioni di lana con le renne e i fiocchi di neve.

Ho scoperto da poco che il colore dell 'anno è il verde smeraldo, o in alternativa il Carafè, che sembra una marca di caffè, o l'impronunciabile ottanio, che neanche fosse un nuovo tipo di carburante.

Se poi volete essere proprio al top, non dimenticate che per le unghie si preferisce ancora il nude, oppure il bordeaux e il nostro immancabile verde bosco, e per i capelli si abbandoneranno quei tagli inguardabili all' Ultimo dei Mohicani e i colori torneranno ad essere naturali, lasciando vittime tutte le 50enni che hanno voluto osare i contrasti rosa-biondo o ancora peggio il verde-castano.









 Ebbene, fregandomene altamente di quanto vi ho scritto sopra, vi posto un set sull' outfit che secondo me il giorno di Natale vi renderà di gran classe, e anche la zia più rompi palle resterà finalmente senza parole.




Sweet Christmas







immagine: http://www.stylosophy.it

Scarpe mon amour!!!

Qui cercheremo di svelare l' arcano mistero....
Perchè la maggior parte delle donne è ossessionata dalle scarpe?
Tutti nella vita almeno una volta se lo sono chiesto, compresa io, dopo essermi resa conto di non avere più spazio per riporle.
Come dice mia madre, "te ne metti un paio alla volta, non capisco questa tua mania", ma non posso fare a meno di comprarle.  
Ogni momento ha la sua scarpa: al lavoro stivaletti comodi o scarpe da ginnastica, il venerdì sera le decolletè vanno alla grande, il sabato lo stivalazzo attizza... ecc, ecc.
Mi ritrovo con un numero spropositato di calzature, tanto che ho dovuto scrivere sulle scatole, per trovarle immediatamente e non perdere ore a rovistare!!

Ma sono le scarpe con il tacco, quelle che ci fanno impazzire: ci assottigliano le caviglie e i polpacci, danno l'impressione che i nostri glutei siano più sodi, e ci danno quell' aria da star che a tutte piace.
Sia ben chiaro: una donna mai indosserà un paio di scarpe tacco 15 per  un uomo, ma esclusivamente per il suo piacere personale. Perciò cari ometti, non lusingatevi se la vostra lei arriva con dei trampoli ai piedi, piuttosto state attenti: quella sera niente la fermerà!!

Vi lascio un articolo interessante che ho recuperato dal sito http://www.matrimoniopuglia.com sui 500 anni del tacco.


Il tacco, elemento di sensualità per eccellenza, ha contribuito ad evidenziare il meglio delle donne: eleganza, femminilità e seduzione. Tale elemento ha influenzato il modo di camminare, di muoversi ed il portamento di tutte le donne, divenendo sin da subito decisivo ed inevitabilmente affascinante.

Prima del tacco, le matrone greche e romane, le nobildonne veneziane e parigine del ‘500, per sembrare più alte, erano solite portare un rialzo pari a tutta la lunghezza della suola della scarpa, questo non solo rendeva difficile camminare ma spesso richiedeva l’ausilio di un bastone per restare in equilibrio.

L’origine del tacco non è certa, di sicuro molto antica e con un significato più funzionale che estetico; basti pensare ai macellai dell’antico Egitto i quali erano soliti indossare i tacchi per evitare di sporcarsi i piedi con il sangue delle bestie uccise o ai i cavalieri mongoli i quali calzavano stivali muniti di tacco per tenere ben salde le staffe.

Secondo alcune fonti, la prima testimonianza relativa ad una scarpa con tacco indossata per vanità risale al 1533, quando la minuta Caterina de’ Medici in occasione del suo matrimonio, a Parigi, col Duca d’Orléans scelse un paio di scarpe col tacco, la quale divenne da quel momento un modello adottato da tutta la corte francese. Per altre fonti, la prima testimonianza di scarpa col tacco risale al 1507, quando Monna Lisa per volere del grande ed illustre Leonardo da Vinci indossò in occasione del suo ritratto un paio di scarpe col tacco in modo da sembrare più slanciata e sensuale.

Il ‘500 fu caratterizzato da tacchi di ogni sorta e colore privilegiando la bellezza piuttosto che la funzionalità.

Scarpe incantevoli, ornate da tanti e minuscoli bottoni, fibbie, fiocchi, ma oltremodo difficili da indossare, spesso un vero e proprio strumento di tortura, ne sono esempio gli stivaletti di inizio secolo che al fine di ingentilire il piede venivano portati strettissimi. Data la scarsa praticità delle scarpe col tacco e poiché le classi meno abbienti non potevano permettersi scarpe così poco pratiche, i tacchi divennero un segno di privilegio, un segno distintivo.
Il tacco ebbe ben presto grande successo, non solo tra le signore. Alla corte di Luigi XIV nacque il tacco “luigi”, largo alla base e rientrante verso l’alto, un tacco tuttora usato da molti stilisti. Il Re Sole amava personalizzare le sue scarpe col tacco con decori raffiguranti scene di battaglia.

I tacchi rossi divennero status symbol nell’Europa dei secoli XVII e XVIII, erano indossati esclusivamente dai membri delle classi più abbienti. Le dame calzavano scarpette dalla punta leggermente rialzata, pantofole e ciabattine con il tacco a punta aguzza.

Il tacco, con la Rivoluzione francese in particolare, fu eclissato da una calzatura piatta, più essenziale e più utilitaria ma ritornò, con grande entusiasmo, in prima linea intorno la metà del XIX secolo.

Le donne all’inizio del XX secolo privilegiarono scarpe comode e resistenti, ma verso la fine degli anni ’20 cominciarono a spopolare i sandali a tacco alto.

Il tacco è stato rielaborato nei decenni in modi diversi. Il più celebre è sicuramente il tacco a spillo, che si aggira intorno ai dodici centimetri di lunghezza, comparso attorno al 1952. Molto usati sono poi i tacchi a puntale, generalmente molto alti, ma con una base larga.

Il momento di maggior successo è stato sicuramente durante gli anni Cinquanta, quando il tacco fu arricchito da spirali di strass, o decorato come un cammeo o con il tacco “cavatappi” di Andrè Perugia.
Roger Vivier negli anni Sessanta lanciò il tacco a virgola, piuttosto basso e con la forma curva come quella di una virgola, appunto. Negli anni Ottanta furono ripresi i tacchi ampi e non altissimi in voga durante il XVI secolo in Inghilterra. Molto particolare e meno visto è infine il tacco a cuneo, che scarica il peso a terra non attraverso il calcagno, ma attraverso l’intera pianta del piede.

A rendere leggendaria questa calzatura femminile hanno contribuito:

  •  le scarpe con tacco a spillo create per prima a Firenze da Ferragamo: la court shoe di Marilyn Monroe e i sandali confezionati per Sofia Loren e Lara Turner;
  •  le scarpe con tacco a stiletto che Roger Vivier disegnò per Marlene Dietrich e Charles Jourdan;
  •  pezzi esclusivi di Jimmi Choo, come lo stiletto reso celebre da Cameron Diaz nel film “In her shoes”.
  •  le mitiche scarpe con tacco stiletto di Christian Louboutin;
  • le calzature con tacco a spillo, moderne e al tempo stesso aggressive, disegnate da Cesare Paciotti.

Parlando di scarpe con il tacco non possiamo non richiamare alla mente la celebre frase di Marilyn Monroe “non so chi abbia inventato le scarpe con i tacchi alti, ma tutti gli uomini gli devono molto” o la frase del noto designer di calzature Renè Caovilla: “I tacchi sono oggetti speciali per celebrare le bellezza femminile. Sono oggetti erotici, indossati per essere tolti sulla soglia della camera da letto”.

Spulciando in rete, ho trovato questo articolo di Roberto Pani che secondo me è il più esaustivo alla fatidica domanda.
Leggetevelo tutto d' un fiato !

Non si può negare che un bel paio di scarpe giovi esteticamente a una donna.
Come dicevano gli psicoanalisti di un tempo, per esempio Freud e Jung, la scarpa rappresenta qualcosa di feticistico per l’uomo, e un simbolo erotico femminile, quindi indirettamente anche per la donna – anzi spesso – alimenta in lei un desiderio di piacersi e di piacere, a volte senza grandi confini. Questo spiega il perché alcune donne diventano shopper compulsive solo in riferimento alle scarpe (basti pensare a Carrie e alla New York di Sex&theCity).
Il piede della donna è in genere elegante ed è sensuale. Non tutti i piedi sono perfetti, anche proprio a causa dell’uso eccessivo delle stesse scarpe che possono con gli anni, leggermente deformarlo, quando il tacco non è comodo e alimentare potenziali artriti per via di una posizione faticosa che sottopone la circolazione del sangue dell’arto distale a contorsioni restrittive e poco sane.
Ciò nonostante il piede femminile è oggetto di grande interesse erotico. Certe scarpe bisogna riconoscerlo attraggono consapevolmente la donna, ma anche l’uomo. La donna si sente più bella e l’uomo più eccitato. Ci sono certe scarpe che gli stilisti sanno ben disegnare e produrre. Richiamano la nudità del corpo più che nella realtà anche perché certe donne sanno ben indossarle, ben muoversi con esse e trasformarsi in donne molto sexy.
Feticista significherebbe, infatti, amante del particolare quel dettaglio che sta per il tutto come un odore, sapore e in questo caso pezzo del vestiario può richiamare alla mente il tutto , cioè il corpo.
Nelle scene erotiche le donne mantengono le scarpe con i tacchi. Ci sarà un perché ? Sono associate le gambe attrezzate con tacchi a spillo a moto, auto di lusso come se potessero conferire attrazione erotica anche all’oggetto materiale al quale sembrano associare il loro fascino. Il piede scoperto a metà, con decolleté, slanciato magro, nervoso, abbronzato, con le unghie dipinte  di strano, di originale, sembri trasmettere aspettative erotiche, promesse, possibilità inaspettate per te stessa, che non si sicurissima di te e per gli altri …
Più scarpe possiedi, quelle di in certo tipo naturalmente, più sono costose, a volte, perché più spendi, più ti curi di te maggiormente ti senti di essere rassicurata?
Cenerentola, vien trovata dal principe azzurro, vien finalmente riconosciuta per via del suo dolce e sensuale piedino che mai la tradirà …
Scarpa e piede allora potrebbero mettere d’accordo coppie in crisi per il poco spazio rimasto in casa!  Entrambi oggetti erotizzanti possono sedurre e irretire molto più che la nudità. 

La passione per il piede ha radici antichissime: in Cina per esempio, il piede è alla base della salute, nell’antica Roma gli schiavi li lavavano ai loro padroni, come già la storia di Cristo ci ricorda con Maddalena
Psicoanaliticamente il piede sembra il mezzo di trasporto che favorisce una sorta di autonomia del tutto particolare.

Marilyn Monroe: le scarpe della diva




"Date ad una donna le scarpe giuste, ed essa conquisterà il mondo " 

E in effetti fu proprio così: Marilyn , con il suo "piedino" n° 39 e i suoi tacchi 11, conquistò proprio tutti e anche oggi, a quasi 50 anni dalla sua morte (5 agosto 1962) continua a far parlare di lei.
La diva viene raccontata attraverso una mostra intitolata "Marylin" che ripercorre vita privata e carriera attraverso gli abiti, le scarpe (Salvatore Ferragamo ne creò appositamente per lei) e le opere che hanno fatto leggenda.
La mostra, curata da Stefania Ricci, direttrice del Museo Salvatore Ferragamo, insieme al critico d'arte Sergio Risaliti, ripercorre il mito senza tempo dell'icona di Hollywood, mettendo in risalto la sua personalità così complessa e discussa, presso il prestigioso Palazzo Spini Feroni di Firenze fino al 28 gennaio 2013.

Mani in testa: cappelli e berretti



Il freddo ormai è arrivato , e noi corriamo ai ripari! Riappaiono le sciarpe, i guanti e i berrettoni di lana che ci tengono al caldo.
Quest'anno ho visto anche molti cappelli: a tesa larga, media, rigida, morbida, borsalini, con le borchie, super colorati...
Voi lo usate? Sinceramente è un accessorio che mi piace, ma mi manca un pò di coraggio per portarlo, penso che sia più impegnativo di un berretto di lana...


E' un accessorio affascinante ed appariscente: nasconde gli occhi di chi lo porta, ma come una corona conferisce autorità e potere.
I primi ad indossarlo sono stati gli antichi Egizi, i Greci e gli asiatici e solo più in là nei secoli trova la sua fortuna in Europa nell’epoca moderna come accessorio sinonimo di eleganza a partire dalla Francia e dall’Inghilterra per arrivare alla grande produzione italiana dell’Ottocento e del Novecento.
Da sempre denominatore di di uno status symbol, oggi è un accessorio che dà quel "tocco in più"...

 

Scarpe.... impossibili




Girando per il web ho trovato qualche scarpetta particolare.... Un applauso alle coraggiose che le indossano!

Ecco qui una carrellata di immagini da Google, voi che ne dite? Sarà..io preferisco i modelli più classici!!

Partiamo con le scarpe "Armadillo", rese famose da Lady Gaga , made by Alexander McQueen.
Si vocifera addirittura che alla presentazione della collezione alcune modelle si siano rifiutate di indossarle...e come non capirle!


Proseguiamo poi con queste....calzature, perchè di scarpe proprio non si può parlare.
Mi chiedo che tipo di droga usino i creatori, veramente.


Proseguiamo con il trah del trash...a questo punto con commento più niente... a voi l' onore!!

  

   

   

Saint Laurent: Hedi Slimane e il ritorno del punk

Ieri sono stata dal parrucchiere, quattro (si quattro) ore di pettegolezzi e superficialità... Fortunatamente ci sono i giornali... non che mi sia andata meglio, in termini di banalità, ma qualcosa di interessante l'ho trovato. Tra le pagine patinate, trovo Hedi Slimane, con la sua collezione autunno-inverno.

Mi viene subito da pensare che se queste sono le novità, forse io sono la precorritrice della moda, visto che da più di dieci anni uso gli anfibi con le calze di pizzo: il suo altro non è che un mix tra capi aggressivi come l' intramontabile chiodo di pelle e la gonna a tutù di tulle, tra lo stile chic di una scarpa modello mary-jane impreziosita non da strass ma da borchie da punkabbestia.
Dando un occhio alle foto delle sfilate, possiamo dare libero sfogo alla nostra fantasia, ma solo se è il vostro stile, altrimenti risultereste ridicole se fino a ieri vi siete vestite di chiffon rosa..

Reinventiamo i nostri body o maglie di pizzo troppo eleganti, abbinandole a calze a scacchi e anfibi, le nostre gonne di tulle della cresima diventeranno attualissime se abbinate a calze a rete e corpetti mozzafiato. Osate : non preoccupatevi di abbinare scarpe dal tacco vertiginoso ai pantaloni di pelle, nessuno vi scambierà per una "passeggiatrice"(finalmente!!) . Aggiungete accessori borchiati, smalto nero, trucco pesante e una miriade di collane, catene, croci e chi più ne ha più ne metta.
Attenzione: si vedrà se lo stile è ostentato e non siete a vostro agio...la grinta non esce solo ad un paio di calze a rete!!



 

Ovviamente non serve spendere milioni per copiare l' outfit... noi comune mortali possiamo lasciare tutti senza parole vestendoci anche al mercato, e ve lo dico... io ne vado fiera!

A voi piace questo stile? Mandatemi le vostre foto ^^





Animalier: maculato, zebrato, pitonato...come portarlo per non essere trash

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Animalier: partiamo con un pò di storia... Vogue.it non poteva fare un 'introduzione migliore di questa!

"Tutto l'animalier, nell'antica Grecia, era conosciuto come zoote. Oggi è leopardato, zebrato, tigrato, pitonato o sintetizzato dai termini “maculato” e “animalier”. La decorazione tessile che ricorda il manto delle fiere nell'epoca greco-romana si riconduceva al culto dionisiaco, associato all'ebrietà e alla lussuria, la cui figurazione biblica, la lonza dal “pel macolato”, impedisce a Dante Alighieri il cammino verso la salvezza. Nell'iconografia quattrocentesca di Maria Maddalena è spesso presente la pelliccia maculata, riferimento ai trascorsi lascivi della santa, ma l'animalier è associato all'esoterico e al satanico, specie durante il Rinascimento, quando si iniziò a studiare il paganesimo antico e la civiltà egizia, nella quale il leopardo rappresentava un vincolo con l'adilà, o anche, come descritto nel volume Iconologia di Cesare Ripa del 1593, la figurazione della Libidine, con indosso una “pelle di pardo”, perché si mescolava con altri felini e le cui macchie sono paragonate ai pensieri impuri dell'uomo libidinoso. Nel 1756 l'innamoratissimo Nattier ritraeva la sua Madame de Maison-Rouge in veste di Diana dal manto maculato, mentre risale al 1787 la Zebra suit per l'uomo à la page, raffigurata in stampa presso la Galerie des Modes et Costumes Français. Tra il 1880 e il 1900 il movimento britannico Aesthetic Movement, usò i motivi animalier per capi dalle linee fluide, che liberano il corpo, diretti a una donna intellettuale ed emancipata, La perfetta crasi tra donne e animali in arte si ha con Ertè, “mago miracoloso” che rivestì con pelli piume e macchie i corpi femminili, inscrivendoli in uno spazio segnico rigido, domando il loro effetto di senso e trasformandoli in feticcio glamour. La vera donna-fiera è Josephine Baker, stella del Folies Bergère con la Revue nègre: siamo nel 1930, la Baker è di colore, esotica, selvaggia e osa costumi succinti da donna-pavone.Indimenticabile l'immagine del 1952 di Ava Gardner in perle e guêpière leopardata adagiata su un manto en pendant, o di Audrey Hepburn in cappello leopardato nel film Sciarada del 1963. L'animalier sfila in passerella per la prima volta in occasione della collezione P/E 1947 di Christian Dior che decise di avvolgere le sue dell'uomo libidinoso. Nel 1756 l'innamoratissimo Nattier ritraeva la sua Madame de Maison-Rouge in veste di Diana dal manto maculato, mentre risale al 1787 la Zebra suit per l'uomo à la page, raffigurata in stampa presso la Galerie des Modes et Costumes Français. Tra il 1880 e il 1900 il movimento britannico Aesthetic Movement, usò i motivi animalier per capi dalle linee fluide, che liberano il corpo, diretti a una donna intellettuale ed emancipata, La perfetta crasi tra donne e animali in arte si ha con Ertè, “mago miracoloso” che rivestì con pelli piume e macchie i corpi femminili, inscrivendoli in uno spazio segnico rigido, domando il loro effetto di senso e trasformandoli in feticcio glamour. La vera donna-fiera è Josephine Baker, stella del Folies Bergère con la Revue nègre: siamo nel 1930, la Baker è di colore, esotica, selvaggia e osa costumi succinti da donna-pavone.Indimenticabile l'immagine del 1952 di Ava Gardner in perle e guêpière leopardata adagiata su un manto en pendant, o di Audrey Hepburn in cappello leopardato nel film Sciarada del 1963. L'animalier sfila in passerella per la prima volta in occasione della collezione P/E 1947 di Christian Dior che decise di avvolgere le sue modelle in nuvole di chiffon leopardato. Secondo Vogue il '71 è stato “l'anno della zoologia nei ricami, nei gioielli, negli stampati, ornamenti per donne-fiere, libere e sensuali. L'animalier ha caratterizzato anche gli abiti di Valentino, incoronato da Nancy Hastings sul Toronto Star "Re della giungla della moda", il 26 dicembre '87. Cinque anni dopo, nel gennaio 1992, la fashion-jungle era sofferente per la crisi dei fatturati, a cui Gianni Versace rispose, durante le sfilate prêt-à-porter maschile di Milano, collezioni A/I 1992/93, con camicie in seta maculate, appunto per dare nuova linfa alla flora e alla fauna della giungla. Lo stilista contemporaneo che ha fatto dell'animal print una brand identity è Roberto Cavalli di cui ricordiamo la stampa ghepardo già negli anni Settanta e poi, ancora, nella stagione P/E 1996, il zebrato nella P/E 1999, e la stampa farfalla P/E 2006, e in più paillette a squame di pesce, fantasie leopardo, coccodrillo, lince, serpente. Cavalli ha sponsorizzato la mostra del 2006 Wild: Fashion Untamed tenutasi al Metropolitan Musem of Art di New York, volta a mostrare la storicità e l'interculturalità dell'animalier, l'deale di femminilità-felina, ovvero della donna predatrice e preda, attraverso le creazioni di Alaïa, Dior, Galliano, Gaultier, McQueen, Mugler, Versace. L'animalier ha una posizione di predominio nel sistema moda contemporaneo, è sempre più usato in tutte le sue declinazioni da diversi stilisti; è la figurazione di una donna grintosa capace di cambiare pelle e di immedesimarsi in vari ruoli.

Dopo aver capito di cosa si parla, torniamo a noi. Spesso vedo delle schifezze vere e proprie in giro (fermo restando che quello che a me non piace può essere alla moda ecc...) come l'abbinamento leopardato - rosa. Cosa vi siete bevute prima di fare questo abbinamento? L' animalier in tutte le sue forme è una stampa impegnativa da portare, non è per tutte, e la linea sottile tra sexy e volgare è molto sottile.

Se non vi sentite a vostro agio ma vi piace da morire, non ostentatelo: potete puntare sugli accessori, come ad esempio una pochette, o  una semplice mollettina per capelli, un foulard leggero, un dettaglio sul cappello, delle scarpe.

Se siete più coraggiose, portatelo ma senza fare abbinamenti che vi facciano diventare uno degli Wasp ( :D ), mettetelo con il nero, con il bianco,con il jeans... il leopardato sta bene anche con l'oro o con il beige.

Il trucco della strega: leggins leopardate, zebrate, pitonate, da abbinare con maxi maglioni a tinta unita.

La regola più importante è non abbinarlo ad altre stampe, così da evitare l' effetto arlecchino e... essere convinte.
Ragazze questo è il vero trucco: potremmo anche vestirci con un sacchetto delle immondizie, ma se siamo convinte, saremo sicuramente fighissime !!

L'articolo citato e molte altre curiosità su http://www.vogue.it/encyclo

Astromoda

Non sapete cosa mettervi oggi? 
Niente paura! Ho qui l'articolo giusto per voi..ad ogni segno zodiacale il proprio abito!

Ariete: Elegante, informale e al tempo stesso sportivo e pratico. Così deve essere un capo d'abbigliamento per l'aggressivo e impetuoso Ariete che nella sua proverbiale impazienza sceglie abiti seguendo la comodità più che i classici canoni del buon gusto preferendo la praticità all'estetica nella vita in genere e in particolare nella scelta dei vestiti. Trasgressivi e al tempo stesso ambiziosi alternano spesso anticonformismo e momenti di insicurezza e anche nell'abbigliamento saranno in bilico fra un vestiario molto particolare e audace e invece gusti molto decisi e quasi sobri, soprattutto in contesti lavorativi.
Toro: Dominati da Venere, come la Bilancia, ma segno  di Terra realista e concreto,  gli appartenenti a questa costellazione amano abiti raffinati e tradizionali, che siano adatti all'occasione e assolutamente in linea con l'ambiente circostante. Prudenti e narcisisti amano ben figurare e anche se solitamente non prestano particolare attenzione alle mode, apprezzano i bei vestiti realizzati con cura e dai colori non troppo vistosi essendo un segno di persone pacate e misurate.
Gemelli: Molto vivaci e curiosi i nativi dei Gemelli, salvo aspetti particolari come ascendenti Toro o Bilancia, non badano molto all'abbigliamento essendo un segno distratto, estroso e intellettuale. Informali e ironici, solitamente i dispersivi e volubili Gemelli, adorano i vestiti casual e essenziali, in testa ci sono maglioni e jeans, così come abiti di seta essenziali e magari sfiziosi e particolari per le donne del segno. Gli appartenenti a questa costellazione possono dunque passare dall'eleganza alla noncuranza, dall'essere alla moda al dimenticarsene completamente essendo molto umorali e volubili.
Cancro: Timidi e solitamente formali nei rapporti col prossimo, gli appartenenti a questo sensibile e sensuale segno d'Acqua badano molto al vestiario. Raffinati e indiretti preferiscono le tinte delicate e discrete in linea con la loro personalità generalmente riservata e discreta che non ama essere al centro dell'attenzione se non nella propria sfera famigliare e con gli amici più cari.  Come il Toro,  anche questo segno  è piuttosto conservatore e predilige vestiti eleganti e di buona fattura, essendo difficile di gusti e diffidente anche quando acquista capi d'abbigliamento.
Leone: Molto vanitosi e eleganti, i Leone ci tengono a fare bella figura e quindi quando possono acquistano bei vestiti, così come le donne spesso indossano capi firmati dai colori luminosi. Dominati dal Sole gli appartenenti a questo focoso segno notano subito i capi di buona marca e non esitano a mostrarli al  prossimo sempre con la dovuta classe selezionando accuratamente tinte e colori. Non sopportano la volgarità e cercando di seguire i canoni del buon gusto preferendo un abbigliamento vistoso ma tradizionale a vestiti stravaganti e particolari.
Vergine: Uno dei segni più critici e modesti dello Zodiaco, noto per la prudenza e le inibizioni che lo caratterizzano, sceglierà in maniera sobria e accurata i vestiti da indossare. Insicuri e raffinati i nativi di questo tormentato e cerebrale segno zodiacale, prestano molta attenzione a come si presentano agli altri preferendo vestiti pratici, comodi e al tempo stesso eleganti e fini. Solitamente, salvo aspetti particolari nel tema natale, la Vergine è piuttosto tradizionalista e accurata nella scelta del vestiario e raramente sarà trasgressiva o peggio ancora volgare o fuori luogo, cosa che detesta peraltro.
Bilancia: Il segno della classe per eccellenza, normalmente, presta molta attenzione alla forma, al modo di presentarsi e all'abbinamento fra i colori delle scarpe e della cintura ad esempio. Noti per essere delle persone molto eleganti, raffinate e mondane, le socievoli e sentimentali Bilance detestano tutto quello che è eccessivo e sguaiato e anche quando si vestono desiderano capi che siano eleganti e magari firmati ma senza che siano troppo vistosi o chiassosi, prediligendo sempre il tanto amato equilibrio che è uno degli obbiettivi di questo instabile e indeciso segno d'Aria.
Scorpione: Eccessivi ma riservati, impulsivi e cerebrali, gli Scorpione sono lunatici e contraddittori anche quando si tratta di abbigliamento. Attratti dai colori scuri, dalle scollature provocanti e da tutto quello che è malizioso e estremo, questo femminile e sensuale segno zodiacale mischia aggressività e timidezza di continuo e anche nell'abbigliamento è capace di essere molto classico e quasi dimesso così come invece estremamente trasgressivo e ribelle. Capi di vestiario esotici, oppure estremamente ricercati e quasi mai banali o invece molto trasandati caratterizzano gli appartenenti a questo segno imprevedibile e affascinante che detesta la banalità.
Sagittario: Esuberanti e generosi, gli instabili e irrequieti Sagittario amano i vestiti sportivi e comodi e molte donne del segno non di rado portano scarpe da ginnastica e jeans muovendosi in maniera agile e femminile al tempo stesso. Molto dinamici ma solitamente incostanti e confusionari, i Sagittario anche nell'abbigliamento amano i colori forti, così come la comodità e una certa particolarità nello stile che questo estroso segno di Fuoco noterà molto rapidamente. Curiosi e avventurosi gli appartenenti al Sagittario apprezzano vestiti che siano un po' fuori dal comune, ma sempre entro un certo limite e qualcosa che viene da luoghi esotici e da paesi lontani verrà da loro molto apprezzato.
Capricorno: Molto severi ma raffinati i solidi e riservati Capricorno hanno gusti molto precisi in materia di vestiario. Formali ma non troppo, casual e semplici ma con un tocco di classe, caratteristica che questo segno solitamente possiede in abbondanza assieme alla tenacia e alla prudenza. Giacche di velluto per gli uomini e vestiti sobri e accurati per le donne che solitamente hanno un'aria molto fine e composta. I Capricorno abbinano spesso l'eleganza del loro portamento e dei loro modi di fare spesso assolutamente misurati e impeccabili, come Toro, Cancro o Vergine, segni molto attenti alle apparenze e a fare bella figura anche per innata timidezza.
Acquario: Molto stravaganti e ribelli, gli intellettuali e ironici Acquario hanno spesso un modo di vestire e di porsi inconfondibile. Un  misto di disinvoltura e di distacco li contraddistingue e anche nell'abbigliamento adorano tutto quello che oltrepassa le mode e le tendenze del momento, che è particolare e anticonformista, meglio se assolutamente innovativo e non banale. Indipendenti e idealisti, sono più attratti dalla spiritualità che dal materialismo e raramente ostenteranno capi d'abbigliamento costosi o firmati preferendo uno stile personale e assolutamente non in linea coi canoni tradizionali.
Pesci: Come il Cancro, i Pesci amano tutto quello che è sfumato, delicato e al tempo stesso originale in grado di ispirare la loro grande fantasia. Misteriosi e sfuggenti gli appartenenti a questo complesso segno d'Acqua, domimato da due Pianeti contrastanti, il generoso Giove e il malinconico Nettuno, apprezzano i bei vestiti e i tessuti pregiati,soprattutto lino, seta e tutti i materiali delicati e i colori tenui che ben si addicono a questo sensibile e sensuale segno zodiacale spesso enigmatico e umorale. Molto attratti dalla bellezza,sono assieme alla Bilancia o al Toro, il segno col senso estetico più raffinato fra tutte le dodici costellazioni zodiacali.

articolo di Roberto Zadik da http://it.lifestyle.yahoo.com/

Non solo noi!

Chi ha detto che solo le donne passano ore a scegliere cosa mettersi? Mio fratello è la prova che non è vero!

Welcome :)

Probabilmente, dopo il terzo post di questo nuovo blog, abbandonerò l'assurdo progetto che ho in testa: in effetti, parlare di moda proprio non è il mio forte.

Vi basti pensare che ho impiegato circa una settimana a capire che lo Chatouche non è una razza canina, ma un nuovo modo di tingersi i capelli. Non parliamo poi dei nomi con i quali ogni donna che si rispetti dovrebbe chiamare quel tipo di scarpa per distinguerlo da un altro...Slingback Shoes, Stiletto, Decollete, Mary Jane. 
Io al massimo riconosco una ballerina da uno stivaletto...

Eppure le riviste e la tv ci bombardano di tutorial e di programmi che ci insegnano a vestirci alla perfezione...ma se io avessi un altro stile? Se mai mi verrebbe in mente di accostare il "verde prato" al "rosa fluo"? Sarei decisamente Out!!


Ma piacciono anche a me quelle scarpe con la zeppa che non so come si chiamino, e quegli stivali con il pelo che ho visto in vetrina, lo smalto della commessa che mi vende il pane e il cappello della donna seduta in parte a me in bus...

La domanda è se posso essere anche io, nel mio mondo fatto di palloncini, minipony e vaneggi vari un pò ... In.
Non che mi interessi molto poi, solo vorrei poter sembrare un pò più donna e meno scaricatore di porto!!!

Grazie a quella meravigliosa cosa che è Polyvore, noi povere sfigate possiamo creare tanti set interessanti, per poi prendere spunto dal nostro armadio e fare degli abbinamenti azzeccati (almeno ci proviamo). Nei prossimi post vi presenterò i miei, ma metto già le mani avanti: questo non vuole essere assolutamente un blog di moda, ma semplicemente un luogo dove parlare di "cose di donne ".


Insomma, che altro dire...cominciamo :)